Alex Zanardi: la straordinarietà di essere normale

Alex Zanardi: la straordinarietà di essere normale

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Alex Zanardi non è un modello da seguire, semmai un esempio di come la semplicità possa portare ad imprese straordinarie. Certe persone non vogliono essere messe su un piedistallo, tuttavia ci salgono proprio per questo motivo. Perché?

Nel momento in cui scrivo, ho appena finito di leggere le prime 40 pagine dell’ultimo libro di Alex Zanardi, “Volevo solo pedalare”, scritto a quattro mani con Gianluca Gasparini, suo amico e giornalista di Sportweek. Quel poco che ho letto (il libro lo divorerò sicuramente) mi ha già fatto comprendere il punto focale di tutta la seconda vita del personaggio.

La sua frase più celebre è una boiata, come la definisce lui stesso. Ma ha creato un casino non voluto, un vero e proprio tormentone, assumendo il tono di solennità casuale.

Ah, non la sai? Libro di Alex Zanardi - Volevo solo pedalareFidati, che la conosci.

La vita è come una tazzina di caffè, ci puoi mettere lo zucchero che vuoi ma se non giri il cucchiaino non diventa dolce. A star fermi non succede nulla.

Potrei già chiudere l’articolo così, vero?

Però non è questo il punto che voglio centrare. Anche perché non si tratta di un compitino su frasi motivazionali d’impatto, che scadono quasi sempre in stucchevoli strategie da guru o da abili comunicatori senza sostanza. Qui abbiamo qualcosa di reale, documentabile.

L’importanza di essere normale

Come direbbe un altro fenomeno assoluto, Lucio Dalla (scomparso, ahimé, troppo presto), “l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”.

Don’t worry, ho terminato le citazioni.

Siamo talmente abituati a pensare che per raggiungere grandi imprese sia necessario un DNA particolare o, peggio, che ci voglia la spinta giusta (o una gran botta di culo), da perdere il focus su cosa ci faccia stare bene.

Sono convinto che la grande impresa sia data dalla soddisfazione in ciò che facciamo, indipendentemente dalla risonanza che ciò può avere.

Chi si ritrova ad essere un modello ammirato a livello nazionale o planetario è sempre partito da questo semplice concetto: fare ciò che piace e farlo al meglio per il gusto di farlo. La sola ambizione può inchiodare lungo la salita.

La passione fa la differenza

Analizzando qualsiasi progetto di successo, la base di partenza è un sano egoismo del promotore o dell’ideatore. Alex Zanardi ha compreso che la vita va avanti. Dopo il suo primo incontro con una handbike in un autogrill nel 2007, ne ha progettata una da zero, e da lì ha cominciato una nuova corsa.

Ha compreso che non basta accontentarsi ma che si possono trasformare situazioni difficili in una nuova opportunità. Ha svuotato la testa e serenamente ha cominciato una nuova vita. Con umiltà, ha compreso che la sua passione per lo sport poteva trovare nuove vie non battute.

Zanardi ha capito che, come lui, in tanti avevano il bisogno di crearsi un futuro differente da quanto ipotizzato. Ma ha anche capito che non è facile trovare la serenità e l’umiltà per rimettersi in gioco. E’ sicuramente partito avvantaggiato, grazie alle sicurezze economiche raggiunte, ma ha avuto l’enorme pregio di canalizzarle verso qualcosa di tangibile per tanti.

Partendo da un bisogno personale da soddisfare, ha lavorato con dedizione per il risultato. Insomma, con il suo esempio continuo negli ultimi 14 anni sta dimostrando senza retorica che bisogna divertirsi in ciò che si fa, dentro o fuori dalla vita professionale. La sua serena umiltà diventa così la chiave di volta per trasformare problemi in opportunità e si trasforma in un simbolo condiviso da tutti.

La citazione questa volta è mia.

Solo l’inquieta passione in qualcosa può casualmente trasformarsi in una programmazione di successo.

E scusa l’ossimoro!


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