Come ci esprimiamo sui social media?

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Facciamo ampio uso di aforismi, citazioni, metafore e analogie per comunicare, adattandone il significato in base a i contesti. Ma lo facciamo senza travisare il loro valore reale?

Prendere stralci di frasi, espressioni e semplici parole da discorsi o scritti altrui è una pratica che è sempre esista e che sempre esisterà. Nel Web e nei Social Media si è ancora più diffusa. Chiamiamole, per brevità, citazioni.

La necessità di farsi comprendere

Il concetto alla base, già espresso in un precedente articolo, è la volontà di far comprendere i propri concetti nel modo più efficace possibile. Per questo motivo prendiamo in prestito frasi d’impatto, più o meno note, e le facciamo nostre per arrivare dritti alla coscienza di chi ci ascolta.

Usare citazioni e aforismi sui social

Di fatto, ciò che è chiaro nella nostra testa non è detto che si palesi allo stesso modo all’orecchio o alla vista di chi ci ascolta. La comunicazione è efficace se è chiaro il contesto specifico in cui si inserisce, il proprio pubblico e la rilevanza rispetto al rumore di sottofondo, ovvero la distrazione data dalla marea di informazioni cui siamo sottoposti.

I rischi

Estrapolare frasi o parole da un contesto può essere rischioso. La medesima espressione in contesti diversi da quelli in cui è nata può avere significati differenti; con una certa probabilità si può allontanare anche di molto dalle intenzioni comunicative di chi per la prima volta l’ha pronunciata.

E’ un fenomeno che si vede nelle vita privata, sul luogo di lavoro: prendiamo qualche stralcio di un discorso e ci rimuginiamo sopra. Poi magari lo condividiamo con altre persone, la questione si gonfia, magari viene anche condivisa a sua volta con qualcun altro e spesso finisce col trasformarsi in tutt’altro. Il fraintendimento e la storpiatura sono dietro l’angolo.

Nel Web e nei Social accade qualcosa di simile con la semplice differenza, ma non per questo trascurabile, che tutto avviene in modo veloce e capillare.

Il possibile rimedio

Quale potrebbe essere un buon rimedio a questa dinamica che potrebbe rischiare di minare relazioni potenziali o consolidate?

La mia idea ce l’ho ed è tanto banale quanto complicata da mettere in pratica: elevare la propria soglia di attenzione.

Ascoltare ed elevare la soglia di attenzione sui social network

Ascoltare, approfondire, non giudicare a prima vista. Se qualcosa non è chiaro, chiedere. Però ci vuole impegno.

Siamo nell’era dei contenuti generati dagli utenti. Cerchiamo l’interazione, quasi la pretendiamo. Se pubblichiamo qualcosa su facebook è perché vogliamo venga letta, condivisa, apprezzata ma anche commentata e criticata. La libertà di espressione ha come giusto contraltare la reazione che può suscitare. Dobbiamo quindi accettarla, accoglierla ed ampliare il concetto quando la situazione lo richiede.

Pertanto, che il significato o l’intenzione comunicativa subiscano cambiamenti in base al contesto, non lo vedo di per sé come un rischio. Tutto può subire reinterpretazioni. Un parallelo è rappresentato da un quadro o da un’immagine che suscita emozioni condivise ma anche differenti in base al contesto e allo stato d’animo specifico delle persone in quel momento. Si tratta di un’informazione immediata che viene subito elaborata dal nostro cervello e reinterpretata sulla base delle nostre dinamiche interne.

Diverso è il caso in cui siamo sottoposti a un’informazione che si sviluppa e si amplia nel tempo e che liberamente accettiamo di usufruire nel suo insieme. Un film, un video, un libro o un intero articolo che leggiamo. La nostra mente fa uno sforzo in più per comprendere il contenuto, per entrare nelle dinamiche di chi quel contenuto ce lo presenta.

Il problema dei social, per il quale dobbiamo impegnarci tutti di più, è la scarsa soglia di attenzione data dal fatto che siamo subissati di input immediati. Agiamo per impulsi automatici perché il clic è a portata di dito. Non ci prendiamo il tempo di scremare, vediamo ma non guardiamo, leggiamo ma non comprendiamo. Di conseguenza travisiamo.

La cultura dell’attenzione che bilancia la bulimia della fruizione dei contenuti: è qui la sfida da vincere nello sviluppo inarrestabile dei nuovi modelli comunicativi.

Ci hai mai pensato?

 


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