Perchè Facebook non può avere gli obblighi di un Editore

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Con 2 miliardi di iscritti (considerando anche i profili falsi o duplicati), Facebook è la piattaforma di condivisione di notizie più grande del mondo. Gira di tutto e si discute sull’anarchia potenzialmente pericolosa della piazza virtuale che rappresenta. Ma quale è la via giusta?

Prendo spunto da un post del buon Rudy Bandiera per scandagliare velocemente l’argomento della responsabilità personale e del libero arbitrio su Facebook.

L’occasione è l’ennesimo caso eclatante dello squilibrato di turno che si filma mentre ammazza l’ignaro passante e carica il video su Facebook, come fosse una semplice bravata  utile a raggiungere l’agognata notorietà.

Fanno sempre più notizia casi di questo tipo, dal bullismo alle fake news, fino ad eventi come questo di Cleveland. Il tutto per una ricerca distorta di visibilità.

La colpa è di Facebook?

Assolutamente no. La responsabilità è in parte di Facebook? Forse.

L’utente medio della piattaforma vive la sua bolla di notizie, se ne alimenta. Le personalità più deboli e deviate la trasformano in un mondo reale che rappresenta per loro il tutto. Diventa per loro una rivalsa, un modo per trasformarsi in ciò che non avrebbero avuto il coraggio di diventare altrimenti.

Si è creato terreno più che fertile per mitomani e maniaci.

L’argomento dell’ego deviato e della proliferazione incontrollata delle notizie, già affrontato, trova conferme ogni giorno.

Tutti fanno il fenomeno

Lo riconoscete? E’ il titolo di uno dei brani che va per la maggiore in questo momento, quello di Fabri Fibra. Se leggi o ascolti bene il testo c’è la sintesi della questione. E spezzo una lancia anche a favore di Francesco Gabbani, che, in modo leggero, affronta la cosa in Occidentalis Karma, canzone vincitrice del Festival di Sanremo.

La citazione non è casuale e non vuole essere uno spot dei miei gusti musicali (che non sono certo questi). Ma è indubbio che chi fa musica oggi è attento alla comunicazione sui social, e ne comprende facilmente le dinamiche.

Facebook è uno strumento

L’uso di Facebook implica una responsabilità e una responsabilizzazione personale di ognuno di noi, per il potere mediatico che ci dà.

Facebook è per tutti? Sì, giusto, ma…ovviamente c’è un ma, almeno per come la vedo io. Un algoritmo non filtra tutto, soprattutto non lo fa in tempo reale.

Vuoi essere iscritto, pubblicare ed interagire? Allora dovresti fornire i tuoi dati personali verificati e verificabili per limitare l’anarchia, lo spam, il furto di profili.

Ogni profilo personale per essere aperto ed utilizzato dovrebbe passare da codice fiscale, numero di telefono, verifica a più stadi. il tutto nel rispetto della privacy. E’ così che dovrebbe evolvere la piattaforma, a discapito (solo parziale) del numero di iscritti, e a favore della qualità.

E’ un po’ come fare selezione all’entrata di un  locale.

Paura del “Grande Fratello” FB? Tanto sa già tutto di noi, anche senza queste informazioni aggiuntive. Non sei convinto? Benissimo, non ti iscrivere, riuscirai lo stesso a vivere senza. Botte piena e moglie ubriaca non si possono avere.

L’educazione digitale serve a poco se non instradata a monte. Facebook dovrebbe pertanto porre rimedio a questa pecca. Ovvio che, nel mucchio, ci sarà comunque sempre una scheggia impazzita…

Cosa ne pensi? Come dovrebbe evolvere qualsiasi Social Network per responsabilizzarci nei contenuti?

Se pensi che questo articolo possa essere utile, condividilo…non mi offendo! 😉

 


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