Le coincidenze e le casualità in un mondo interconnesso

Le coincidenze e le casualità in un mondo interconnesso

casualità e coincidenze

Comincio dicendo che non ho mai creduto fino in fondo alla coincidenze o alle casualità della vita. Ancor più oggi che viviamo in un mondo fortemente interconnesso. In fondo siamo figli dei nostri stessi comportamenti, delle scelte che facciamo e dei percorsi che tracciamo o ci facciamo tracciare quando non agiamo.

Vi faccio un piccolo esempio personale.
Proprio ieri ho finito un breve ed intenso corso di aggiornamento, molto pratico, nel quale tutti i partecipanti si sono misurati in esercitazioni pratiche. E questo ha creato inevitabilmente interazioni. Si sono create dinamiche tra le persone, la comunicazione è empaticamente evoluta e ha avuto vari passaggi di livello in poche ore. Tutto ciò proprio in virtù del ripetersi di certi comportamenti sociali dati dall’ambiente (la comunità in quel momento dei partecipanti) e dalle affinità. Tutti, in fondo, eravamo lì perché interessati ad approfondire quell’argomento specifico.

Be’, poi è successo che, come praticamente avviene ogni sabato sera, sono uscito con gli amici per andare a ballare in un locale nella riviera romagnola. Piccola digressione: ogni volta provo ad auto-convincermi che ce la posso ancora fare a mantenere i ritmi di un venticinquenne, ma la domenica sono inevitabilmente un cadavere ambulante con tempi di recupero da bradipo.

Succede che, per buona parte del pomeriggio precedente la partenza e durante il viaggio, ripenso a quanto imparato durante la settimana e ai rapporti sociali intrecciati, riflettendo su quanto possano essere intensi ed allo stesso tempo effimeri. La riflessione finale è che la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze conosciuti/e, anche se con contatti reciprocamente scambiati, non li sentirò probabilmente mai. Tantomeno li incontrerò, se non per caso o a qualche altro evento social cui parteciperò come formatore.

Proprio quella sera, a distanza di più di 100 km da Bologna, nel locale incontro una delle ragazze del Master con la quale avevo più interagito. Facendola breve, per tutta la sera facciamo gruppo con i rispettivi amici, balliamo, beviamo qualche cocktail insieme e, in definitiva, passiamo una piacevole serata in compagnia.

Oggi mi trovo pertanto a fare un’ulteriore riflessione. Quanto di tutto ciò è stato dettato da casualità? In fondo nessuno dei due aveva detto all’altro dei programmi per la serata.

Ebbene, è noto che tutti noi con i linguaggi del corpo, con le nostre azioni, con le modalità con cui comunichiamo influenziamo i comportamenti dell’altro. Si crea una vera e propria ragnatela invisibile che, attraverso le affinità, spesso porta ad un solco comune. Questo avviene nella vita di tutti i giorni con le persone che più frequentiamo: dalle amicizie ai contatti di lavoro, ma anche con le persone con le quali viviamo situazioni che ci portano fuori dal nostro stato di comfort. Una sorta di “effetto branco”.

La stessa identica cosa avviene nel mondo dei social network, dove scambiamo “like”, commenti e condivisioni con le persone a noi più affini per interessi ed indole. Facciamo sempre indirettamente leva sulle emozioni e sui bisogni. Insomma facciamo marketing di noi stessi o, per utilizzare una terminologia molto di moda, personal branding andando ad attrarre chi è più in linea con il nostro modo di vivere.

Quindi, la nostra presenza online altro non è che un riflesso dei nostri bisogni ed interessi nella vita reale, e non mi riferisco solo all’aspetto ludico. Il mondo dei social media è un’estensione del nostro essere e come tale secondo me va visto e vissuto, senza farsene assorbire.

Ma queste, per molti, possono essere semplici elucubrazioni. Voi che ne pensate?

N.B. Per chi se lo chiedesse, e credo non siate in pochi, alla fine con quella ragazza cosa è successo? Vi lascerò col dubbio

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