Perché è importante un consiglio esterno

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Vi è mai capitato di fare una presentazione o un report, giudicarlo perfetto dopo averlo revisionato almeno 20 volte, e scoprire con sdegno una marea di errori o refusi nel momento della divulgazione?

Un classico direi!

Quando siamo estremamente rapiti da ciò che facciamo o scriviamo, la nostra mente legge quello che non c’è e bypassa l’errore, perché nel nostro cervello il concetto è già strutturato.

Ieri ero al telefono con un mio amico che vive in Francia e si parlava proprio di questo.Il tutto era nato chiacchierando sul ruolo chiave di un Social Media Manager nel saper cogliere sfumature e opportunità che agli occhi di esperti in un determinato business spesso sfuggono. Questo avviene non per incapacità, ma semplicemente perché troppo presi o troppo calati nel proprio ruolo.
Per analogia, si è discusso della difficoltà di saper cogliere inesattezze o refusi nei documenti, soprattutto tecnici, che hanno subito numerosi aggiornamenti o revisioni. Andando più nel dettaglio del suo lavoro, mi ha confermato l’importanza di avere un advisor o, meglio, un consulente (utilizziamo termini in italiano finché possiamo!) che sappia guidare una revisione critica dei progetti più importanti. In generale, per consulente non si intende per forza un professionista esterno alla propria azienda, ma un soggetto o un ufficio con competenze differenti dalle nostre e trasversali rispetto al tema trattato.

Consulenti e advisorQuesta cosa, per chi lavora nel mondo online, e soprattutto per i clienti che hanno necessità di costruire e cementare la propria immagine, è fondamentale. La coerenza, il metodo, l’autorevolezza si costruiscono fornendo contenuti chiari, semplici ma professionali. Insomma, chi ne fruisce deve potere esclamare: “Però, questo ne sa!”.

Ciò non significa che non sia ammessa l’imperfezione. Come ho scritto in un precedente articolo sul rapporto delle aziende con i social media, in cui citavo la teoria di Kramer che sintetizza il modo di comunicare in rete attraverso i social, l’imperfezione intesa come semplicità, come tono colloquiale, è anzi apprezzabile sul web. Crea quel clima di familiarità che aggrega e stimola l’interazione, anche se condita da piccoli difetti.

Faccio un esempio: un video tutorial in cui si spiega per filo e per segno un concetto molto tecnico con un linguaggio comprensibile, con un tono entusiastico e con ironia, anche con piccoli errori (di forma o grammaticali), è molto più apprezzabile dello stesso concetto espresso in un italiano ineccepibile, ma con un tono piatto e noioso.

Il concetto che sta alla base di tutto è che la competenza va guidata, per poterla trasmettere agli altri e far sì che ne traggano reale beneficio. Spesso ci si deve proprio rieducare nell’adattare la propria comunicazione a contesti differenti. In questo percorso necessario, anzi fondamentale oggi che le distanze sono azzerate dalla tecnologia, affidarsi a persone o team che sappiano come interagire in contesti in continua evoluzione, come il web, è importantissimo.

Un consiglio esterno permette di cogliere sfumature ed opportunità che magari per un vizio di forma od espressione non verrebbero sfruttate appieno. O no?


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