Sanremo e Carlo Conti: strategia di marketing vincente?

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Perché Sanremo è Sanremo (anche senza Carlo Conti?)

Questo conosciutissimo slogan, o meglio payoff per dirlo con un termine ormai di moda e accattivante, è tanto vero quanto sbagliato. Si perché Sanremo lo fa la Direzione del Festival, Carlo Conti in primis.

Sanremo è un evento ma è anche un simbolo. Il simbolo di un Italia legata a tradizioni, spesso fuori dal tempo e ritrite, da portare però avanti con orgoglio. I dibattiti tra amore e odio, menefreghismo ed esaltazione si portano avanti per giorni per poi finire nel dimenticatoio con la stessa velocità con la quale si sono susseguiti.

Sanremo, il festival dei cantanti finiti nei meandri offuscati della memoria e riesumati solo per ricordare nostalgicamente successi ormai andati e non più ripetibili. Ma qualcosa è cambiato nelle ultime edizioni. Quello che è successo è un po’ la metafora di un popolo che prende coscienza di sé e mira al cambiamento, un cambiamento organico, in equilibrio tra tradizione ed innovazione per affermare la propria identità. Ma analizziamo i protagonisti.

Carlo Conti

Carlo Conti è il giostraio, il conduttore principe della televisione italiana, instancabile e sempre ineccepibile. E’ un personaggio abilissimo nel gestire la comunicazione con semplicità, sobrietà ed ironia. No alla prosopopea di Fazio e no al ritmo senza fiato di Bonolis, quest ultimo presentatore ed intrattenitore per me eccellente ma per molti sin troppo invasivo. Lo stesso Carlo Conti afferma: “Io cerco di entrare nelle case con discrezione, con rispetto, quasi chiedendo permesso”.

Se al terzo anno consecutivo di un conduttore di Sanremo sono addirittura aumentati gli ascolti, caso praticamente unico, un motivo c’è. Carlo Conti ha saputo coniugare tradizione e attualità con accenni di innovazione. Ha realizzato un prodotto che è un esempio di marketing moderno, intrattenendo il pubblico in modo brillante, ma con coerenza, precisione ed eleganza, miscelando e bilanciando il tutto. Ed è qui che viene fuori l’operazione di marketing con i suoi ingredienti.

Maria de Filippi

Quest’anno alla co-conduzione si è aggiunta Maria De Filippi. La scelta più che oculata è sempre del buon Carlo Conti ovviamente. Con la sua ironia compassata, flemmatica direi, ha saputo dare un nuovo equilibrio al ritmo degli eventi.

Ha compreso che la parte da protagonista non spettava a lei, ma lo è diventata suo malgrado. Tenendosi un passo indietro ha dimostrato un’intelligenza mediatica notevole, sempre che ve ne fosse bisogno.

Il pubblico target è ovviamente esploso, andando a prendere anche quella fetta di “amici” refrattaria ad eventi museali della tradizione italiana.

Il Marketing di successo di Sanremo

In un mondo in cui tutto è standardizzato e veloce, una comunicazione educata ma non banale, gioviale ma non aggressiva, fa la differenza. Le cose semplici e solo apparentemente scontate sono il vero valore aggiunto. Parlo di un qualcosa di estremamente complesso e studiato ma reso fruibile per tutti.

Consideriamo le scelte musicali, che non sono comunque l’argomento di questo articolo e le cui critiche lascio agli esperti addetti ai lavori. Queste rappresentano un mix intelligente di tradizione ed modernità. Anche nel richiamo al passato c’è un filo conduttore che guarda al Mercato. Tutti i cantanti in gara hanno stili che intercettano una nicchia di Mercato, più o meno grande, ma ancora viva.

Sanremo diventa così un ritrovo familiare ed un momento di enfasi dell’identità nazionale, ma anche un evento nuovo che da festival della canzone passa a spettacolo multimediale e non retorico, di portata globale. L’abbracciare sapientemente pubblici e target impensabili fino a qualche anno fa è il motivo del successo.

Personalmente, faccio quindi i miei complimenti alla scelta di muoversi su territori diversi dal classico modo di pensare italiano. Si tratta di modalità comunicative già sdoganate nel mondo anglosassone, ma non con la classe, lo stile ed il carisma tipici della creatività italiana.

Poi, si sa, tutti pronti a criticare e a dire “50% di share? Ma come siamo messi in Italia?”. Ma la realtà è che, troppo spesso, sappiamo solo criticare superficialmente senza analizzare realmente i fatti perché…perchè Sanremo è Sanremo!

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